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Disturbi

disturbi psicologici
panico

Attacchi di panico

A livello fisico un attacco di panico si può descrivere come la mancanza di respiro, si pensa di soffocare, si ha un groppo alla gola, il petto sembra scoppiare, tachicardia, sudorazione vertigini e confusione mentale. Tutte queste sensazioni vengono vissute dalla persona come sconvolgenti.

Sebbene si possa evidenziare come il panico, sotto una certa soglia, rappresenti una vera e propria risorsa che allerta l'organismo di fronte a situazioni pericolose, al di sopra di tale soglia si trasforma in qualcosa di patologico.
Le sensazioni fisiche descritte poco sopra sono dominate dalla percezione di un'incontenibile paura di morire o di perdere il controllo del proprio corpo.
La paura estrema porta la persona a mettere in atto dei tentativi di soluzione della situazione che, come spesso accade, piuttosto che risolvere il problema lo mantengono ed incrementano creando un circolo vizioso problematico:
cercare di controllare la paura e le sensazioni fisiche;
evitare tutte le situazioni temute; chiedere aiuto a chi ci sta vicino.
La ripetizione nell'arco di alcuni mesi di tali tentate soluzioni, porta alla strutturazione di una sindrome da attacchi di panico.

Come superare gli attacchi di panico:
L'autenticità consiste nell'essere costantemente se stessi riuscendo a far riunire in noi tre aspetti su cui si basa la percezione della nostra identità :

- Io sono ciò che voglio essere.
- Io sono ciò che voglio apparire.
- Io sono ciò che sono.

In letteratura sono stati molti gli esempi che hanno affrontato il tema dell’identità personale nel concetto di autenticità. Come “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson, “Il sosia” di Dostoevskij, l’Amleto di Shakespeare (“Essere o non essere”?) e più in generale la completa opera di Pirandello. Nella psicologia il tema dell’autenticità è stata affrontata soprattutto dalla psicoanalisi. Nel Caso clinico del “Presidente Schreber” Freud analizza una persona con una parte “lucida” della personalità (che gli permetteva di lavorare come Presidente della Corte d’Appello) e una parte “ricostruita”, che gli consentiva di vivere in un mondo delirante e non aderente alla realtà. Altri studiosi come la Deutsch teorizzano una “personalità come se” tipica di quelle persone che sono capaci di instaurare relazioni interpersonali prettamente superficiali, nascondendo sempre dentro di sé un profondo vuoto interiore. Queste sono persone che non sono in grado di costruirsi una vera identità personale, ma solo una precaria maschera sempre mutevole in funzione dell’approvazione altrui e delle aspettative esterne.
Tra le varie forme di disagio una riflessione più approfondita vale la pena farla per le frequenza statistica con cui si presentano agli attacchi di panico. L’attacco di panico coincide con la perdita del controllo sul proprio corpo e sulla propria mente. Sintomi come: forte tachicardia, mancanza d’aria, disturbi corporei vari, si associano al terrore di morire improvvisamente. Da un punto di vista psicologico ciò è spesso legato ad un conflitto interno negato che la persona vive in un particolare momento della vita. Il momento del matrimonio, concepire un figlio,il cambio di scuola o di lavoro, i traslochi, le separazioni, il pensionamento, sempre rimandano ad emozioni ambivalenti da riconoscere ed elaborare. Nei casi in cui però il soggetto non voglia ammettere sentimenti negativi, il conflitto viene negato e la parte negativa trova come unica valvola di sfogo quella dell’attacco di panico.


Cura delle fobie
Questa tipologia di paura si caratterizza per quella paura focalizzata su una particolare e specifica realtà, in specifico di seguito si elencano le paure specifiche più frequenti e diffuse:
la paura degli animali
la paura di volare
la paura di arrossire in pubblico
paura dell'altezza
agorafobia e claustrofobia
paura del rifiuto sociale
paura delle malattie
la paura del proprio aspetto (dismorfofobia)
la paura di arrossire in pubblico
la paura di sudare davanti a qualcuno
la paura di parlare in pubblico
paura di impazzire
la paura di fare cose strane.
In un’ottica strategica, i principali tentativi che la persona mette in atto per superare la paura sono i seguenti:
socializzazione del problema: rendendo le altre persone partecipi della situazione di cui si ha paura;
evitare l'esposizione di affrontare le situazioni specifiche di cui si ha paura;
richiedere aiuto in caso di necessità.
Il ripetersi di tali tentativi di soluzione invece di migliorare la situazione la peggiorano determinando la patologia fobica specifica.
Nel momento in cui la paura patologica si riferisce a più situazioni, viene definita
usualmente generalizzata e sfocia nella maggioranza dei casi in un disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia. Disturbo di ansia generalizzata
La persona con disturbo d’ansia generalizzato può definirsi generalmente ansiosa in riferimento a diverse possibilità, le più frequenti delle quali sono:
un passato costellato da una serie di eventi o disastri realizzati o subiti dai quali non riesce a liberarsi;
un senso d’incapacità che la pervade e che fa sì che si trattenga ed eviti di agire per il timore di non fare la cosa giusta o che si forzi in direzioni più semplici da affrontare, ma che non corrispondono ai propri desideri e non soddisfano le proprie aspettative;
la sensazione/paura che possano accadere eventi al di fuori del proprio controllo assimilabili a delle catastrofi, originando delle vere e proprie profezie negative;
il timore di essere rifiutata nelle relazioni, che spinge la persona a evitare occasioni di contatto, alimentando in questo modo una sfiducia nei confronti di se stessa e degli altri e negandosi la possibilità di correre il rischio di creare rapporti soddisfacenti.
Tutte queste situazioni possono divenire invalidanti e limitare la persona creando
insoddisfazione limitandone il benessere e determinando una situazione in cui non si riesce a raggiungere la realizzazione personale.


Disturbo post traumatico da stress
Il disturbo post-traumatico da stress si caratterizza per forti sofferenze psicologiche in seguito ad un evento traumatico, catastrofico o violento. Tali eventi stressanti possono essere vissuti in prima persona come: conflitti militari, aggressioni (violenza sessuale, attacchi fisici, rapine), rapimenti, essere presi in ostaggio, attacchi terroristici, torture, disastri naturali, incidenti automobilistici. Si può essere testimoni di esperienze traumatiche come incidenti automobilistici, rapine o aggressioni fisiche, guerre. Infine vi sono gli eventi vissuti da altri come ad esempio l'incidente di un membro della famiglia oppure venire a conoscenza della malattia di un figlio che possono provocare l'instaurarsi di un disturbo post-traumatico.
La persona tenta di fronteggiare il problema:
Lamentando ricordi ricorrenti ed intrusivi dell’evento o sogni sgradevoli fino al raggiungimento di veri e propri flashback che possano portare a veri e propri stati dissociativi;
Evitando o tentando di scacciare/fuggire ogni pensiero, attività o situazione che possa ricordare l’accaduto;
Sforzandosi di controllare ogni stato di allarme ed irrequietezza legato all’evento passato col risultato contrario di mantenere in vita ed alimentare tali pensieri/immagini nella propria mente.


Ipocondria
Chi soffre di ipocondria ha paura di morire di una malattia. La persona ha paura di avere una malattia e cerca di rilevare i sintomi per poi essere aiutato dal medico. La persona spesso è talmente stressata dal pensiero e dall'attesa della malattia che sviluppa dei veri e propri disturbi di tipo psicosomatico.
Le tentate soluzioni che la persona mette in atto per cercare di superare il problema sono:
l'attenzione e l'ascolto nei confronti dei segnali del proprio corpo che vengono interpretati come indizio di malattia;
consultazione di specialisti, di internet e di riviste specializzate, le diagnosi negative e le rassicurazioni da parte dei medici non bloccano la continua ricerca del male oscuro;
Socializzazione a familiari o amici che, nel tentativo di rassicurare, aumentano ancora di più la situazione problematica.

Depressione: sintomi e trattamento
La depressione presenta sia dei sintomi immediati che dei sintomi nascosti. In un'ottica strategica la depressione può essere considerata come la difficoltà della persona a superare uno o più eventi drammatici (separazioni, lutti, fallimenti,...) oppure la difficoltà, sfiducia nel reagire alle difficoltà che la vita presenta.
La persona depressa può essere definita come colei che:
fa la vittima di se stesso, degli altri del mondo, lamentandosi di continuo delle proprie disgrazie;
rinuncia a svolgere le attività della vita quotidiana, chiudendosi a “riccio” in se stessa;
delega, facendo si che siano gli altri a svolgere le proprie attività.
La persona depressa si illude di poter raggiungere un obiettivo prefissato o di poter risolvere un determinato problema o situazione ma non riuscendo in tale scopo si delude non riuscendo a venirne a capo ed infine si deprime per l'uso proprio di strategie che non le permettono di raggiungere i risultati sperati.
Trattamento della depressione
La terapia propone un intervento breve o a lungo termine, nell’arco di alcune sedute iniziali si può raggiungere uno sblocco ed un miglioramento delle problematiche che la persona presenta. In seguito si lavora per consolidare i risultati ottenuti, fortificandoli a lungo termine. La persona sblocca la sua realtà problematica e costruisce una nuova percezione della realtà funzionale.

I sintomi della depressione:
Nella depressione i sintomi che troviamo rientrano in un’ampia gamma di comportamenti: irritabilità, tristezza, confusione mentale, permalosità, autosvalutazione, disistima, mancanza di desiderio,… Capita di sentirsi tristi ogni tanto. È un’esperienza che tutti, prima o poi, proviamo. Essere di malumore per un certo periodo non è una condizione normale, si tratta spesso di un problema depressivo che può rendere necessario una terapia psicologica, ed a volte una terapia farmacologica. Non dimentichiamoci però che la depressione, come l’ansia e l’angoscia, sono risposte comportamentali che favoriscono il nostro adattamento all’ambiente. Se ogni tanto non fossimo “un pò depressi” non avremmo spazio e tempo per noi stessi. e non analizzeremmo i nostri problemi con attenzione e lucidità che ci manca quando siamo presi dalla vita frenetica di tutti i giorni. Il problema non è se siamo o non siamo depressi, ma in che misura lo siamo. E’ una questione di gradi. Certo è che quando la nostra depressione intacca la nostra qualità di vita, occorre porvi rimedio. In tal caso il primo passo da fare è verificare in che misura ne siamo affetti. Per far ciò occorre tenere a mente che i suoi sintomi, nella loro forma più lieve sono spesso ambigui e sfuggenti. La depressione può presentarsi come stanchezza continua, oppure come irritabilità o sottoforma di cattivo umore. I problemi di confusione o i disturbi dell’attenzione causati dalla depressione, soprattutto in persone anziane, possono essere confusi con Morbo di Alzheimer, mentre nelle persone più giovani la depressione può essere confusa con lo stress.
Con l’età la depressione è un stato d’animo fisiologico e prevenire il suo aggravamento è senza ombra di dubbio molto importante. Sono diverse le strategie che si possono mettere in atto. Vitale diventa il prepararsi tempestivamente ai grandi, seppur “fisiologici” cambiamenti che la vita ci impone, ad esempio: trasloco, pensionamento, menopausa, morte del partner…. Per questo occorre curare la relazioni con parenti e con gli amici e mantenere al meglio i rapporti con i propri familiari. In tal modo concentriamo le nostre energie al fine di evitare la più grande alleata di cui la depressione dispone: la solitudine. Altrettanto importante è dedicarsi ai propri interessi come: l’esercizio fisico, le passeggiate, il nuoto, il ballo, il lavoro in giardino o in campagna,.. Quando lo si ritiene necessario bisogna intervenire con un valido supporto psicologico, volto a sostenere la persona e, laddove è possibile individuare le cause più profonde della propria depressione. Questo ha da una parte l’obiettivo di sollevare l’animo del paziente da pesi emotivi che si percepiscono sempre più schiaccianti. Dall’altro la persona viene alleggerita da tutti quei sensi di colpa che sono propri della malattia, quando soprattutto si vive un lutto, che gli impediscono di attingere a risorse interne profonde e da tempo sopite, ma che non hanno mai perso la loro efficacia con il passar degli anni.


IL LUTTO COME FASE DI PASSAGGIO

Come superare un lutto:
Il lutto è una condizione emotiva forte che riguarda la vita di ognuno di noi. Prima o poi tutti quanti siamo costretti a confrontarci con la perdita di una persona cara ed con il dolore che ne comporta.
Perdere una persona significativa, una persona che abbiamo amato profondamente, ci fa sentire terribilmente smarriti. Può sembrare di vivere in un incubo, perché la morte a volte sembra irreale, impossibile e sicuramente difficile da accettare. La nuova realtà viene percepita come incomprensibile e la sensazione che ci attanaglia è l’angoscia.
La persona cara che abbiamo perduto ci sembra insostituibile e la sensazione che si prova è che senza di lei/lui non valga più la pena di vivere. E’ un po’ come se insieme al defunto fosse morta anche una parte di noi. Tanti sentimenti invadono l’animo come : dolore, senso di ingiustizia, la persecuzione e la mancanza di ragione di vivere. A volte siamo costretti nostro malgrado a reagire e il vissuto avvertito è quello di riuscire a mala pena a sopravvivere.
L’angoscia deve essere considerata come una naturale reazione, alla irreversibilità della separazione subita. Il lutto appare quindi come la fisiologica risposta alla perdita che abbiamo ricevuto e prevede un proprio tempo di elaborazione per essere superato.
L'elaborazione del lutto prevede fasi diverse, si parte dalla negazione della perdita, accompagnata dal rifiuto, dolore, rabbia, disperazione e senso di colpa, passando successivamente attraverso uno stato di accettazione in cui la morte viene accettata, per arrivare infine alla vera separazione.

Questo percorso prevede stati emotivi intensi e contrastanti, ma comunque fondamentali al fine di mantenere il proprio equilibrio psichico e, contemporaneamente, poter raggiungere un reale contatto emotivo con la perdita subita, in modo tale da poterla affrontare, metabolizzare e superare.
I tempi canonici di elaborazione si aggirano intorno ai due anni, ma già dopo il primo anno si sta in genere molto meglio. Di grande aiuto è la psicoterapia, in particolar modo per i soggetti emotivamente fragili oppure quando si sono subiti lutti significativi nell’infanzia o da poco tempo. In ogni caso se dopo i due anni non si è riavverte la voglia di vivere, allora l’elaborazione del lutto diventa patologica e l’aiuto dello psicologo è indispensabile. La domanda più frequente che viene rivolta al terapeuta, da parte di chi vive un lutto, si riferisce alla durata della sofferenza che viene provata. La risposta non può essere se non che, dopo un periodo di dolore e rifiuto farà seguito un periodo di pace. Naturalmente il dolore non scompare, è solo ridimensionato, ma questo è sufficiente per permettere all’individuo di convivere meglio con la sofferenza e ad accedere così a nuove ed inaspettate risorse interne che tutti possediamo. Il lutto è parte di un naturale processo di crescita che riguarda tutti noi. Elaborare significa essere umili nei confronti della vita. Il lutto ci rimanda ad una dimensione della vita intesa come viaggio e percorso evolutivo. Un viaggio che rievoca la fragilità degli attaccamenti e l’inevitabilità delle separazioni. In questo viaggio prima o poi, per tutti giunge il momento del distacco definitivo. Nella vita quindi, ad ogni attaccamento succede un una separazione, passando attraverso la solitudine. Il punto è che se la solitudine viene vissuta come un punto di arrivo, si corre il rischio di rimanere isolati in quel deserto e morire vittime del proprio dolore.

Disturbi alimentari
Anoressia
Tra i disturbi alimentari più comuni troviamo l’anoressia. L'anoressia si caratterizza per una graduale e progressiva riduzione della quantità di cibo ingerita e di conseguenza con un notevole calo di peso spesso al di sotto del proprio peso forma. Il cibo viene vissuto come un nemico che deve essere combattuto.
Parola chiave nell'anoressia è l'astinenza che non si limita solamente al rapporto con il cibo ma riguarda ogni esperienza della persona. In particolare un'astinenza che riguarda tutte le sensazioni piacevoli sia a livello personale che a livello sociale, una sorte di prigione che le protegge dalla loro sensibilità sino però a renderle prigioniere.
L'ossessione per la magrezza, attraverso il controllo delle proprie emozioni, delle sensazioni piacevoli e del cibo, porta ad un tentativo di controllo così ben riuscito nei confronti dell'alimentazione da non riuscirne più a farne a meno.
Le usuali tentate soluzioni adottate spesso dai familiari nell’intento di risolvere il problema sono rappresentate da:
controllo costante delle quantità di cibo ingerite con associate esortazioni a mangiare;
socializzazione continua del problema in casa che crea spesso anche il vantaggio perverso del riuscire in questo modo ad ottenere più attenzione ed atteggiamenti di maggiore protezione.


Bulimia
Un altro disturbo alimentare conosciuto è la bulimia. Nella bulimia il cibo viene percepito come un piacere irrinunciabile, si caratterizza per un desiderio continuo di mangiare che si spinge sino ad arrivare a vere e proprie abbuffate. In questi casi spesso il peso aumenta sino a portare il corpo ad un sovraccarico eccessivo.
Vi sono persone che vivono in un continuo alternarsi periodi di dieta ferrea (controllo) con conseguente perdita di peso a periodi di abbuffate senza freno (perdita di controllo). Spesso il cibo ha un significato più profondo, permette di colmare un vuoto emotivo, compensa le mancanze e protegge da quelle sensazioni altrimenti intollerabili.
Le soluzioni che la persona mette in atto per risolvere il problema che in realtà lo complicano e lo mantengono sono le seguenti:
dieta controllata: che ha un successo nell'immediato o comunque per un periodo di tempo limitato ma che non si riesce a mantenere nel tempo;
la famiglia spesso spinge la persona a mangiare meno.


Vomiting
In questo caso la persona utilizza il vomito come strategia per non ingrassare, in tale modo la persona crede di non assimilare le calorie assunte compensando il cibo ingerito.
Questo tentativo fallimentare di mantenere la linea viene ripetuto anche più volte al giorno trasformandosi in un vero e proprio rituale piacevole, la persona attende di mangiare per avere in seguito il piacere di vomitare. Si tratta di una sorta di “demone” di fronte al quale la persona si sente completamente inerme; qualcosa di indesiderato, ma al tempo stesso anelato in virtù della sua natura trasgressiva.
Nel caso di giovani adolescenti sesso emerge un forte invischiamento della famiglia, che è opportuno coinvolgere nel percorso terapeutico.


Beange eating
Questa variante di disturbo del comportamento alimentare si caratterizza nell'alternanza fra periodi di digiuno e momenti di massicce abbuffate, passando da l'uno all'altro nell'arco di una settimana o anche di una stessa giornata (la persona fa un solo pasto che in realtà è un'abbuffata).
Si evince come la soluzione fallimentare al problema sia in questo caso il digiuno: un controllo nei confronti del cibo -il digiuno- che porta ad una perdita di controllo – l'abbuffata.

Dipendenze

Le dipendenze patologiche sono forme di malessere molto diffuse. Le più conosciute sono quelle relative alle sostanze stupefacenti, ma c’è anche la dipendenza dal gioco d’azzardo, da internet, dallo shopping, dal lavoro, dal sesso, dalle relazioni affettive che portate all’estremo opprimono la persona. Dipendere significa avere bisogno, necessità di qualcuno o qualcosa per soddisfare una propria esigenza vitale: un benessere fisico o un equilibrio psicologico. Esistono dunque sia dipendenze sane che dipendenze patologiche. Queste ultime diminuiscono o annullano il controllo su noi stessi, sulla capacità di scegliere, di saper dire no, compromettendo gravemente la qualità della nostra vita.
La dipendenza patologica s’instaura quando si ricorre sistematicamente ad esperienze fuori dall’ordinario, stordenti o eccitanti, per evitare ansia, panico o depressione, per riuscire a mettersi in relazione con gli altri, per provare emozioni significative nei confronti della realtà o di se stessi, per mantenere un equilibrio psicofisico, per sentirsi all’altezza delle situazioni di vita e di lavoro.
Ci può essere dipendenza da persone, come partner amorosi o sessuali, capi carismatici, o anche da situazioni come sesso, trasgressioni, eccessi. Ci sono dipendenze da sostanze come alcool, droghe, farmaci, beni di consumo. Rivolgersi ad un oggetto, una sostanza, sembra più facile rispetto a chiedere aiuto ad uno specialista, perché i tempi sono più rapidi, il rapporto è a senso unico; la sostanza serve solo gli interessi di chi la assume. Il possesso di determinati oggetti è eccitante, è una fonte di piacere: non parla, non provoca malintesi, non tradisce, scaccia per un po’ le frustrazioni. Il tratto distintivo della dipendenza patologica coincide con il ripiegamento del soggetto su se stesso e con il suo sganciamento dall’altro, sia questo inteso come altro essere umano, sia come ciò che con l’altro fa legame, come ad esempio la parola o gli ideali. Ci si allontana sempre di più dalla vita, dallo scambio con gli altri, dalla realizzazione di idee e progetti. In tutte queste situazioni è il caso di chiedersi cosa non sta funzionando nella propria vita. Per riprendere il filo della propria vita e liberarsi da questo malessere, può essere utile un percorso di psicoterapia psicoanalitica, che si propone come luogo di ascolto della sofferenza e della storia unica di ognuno.

Problemi psicologici legati alle dipendenze:
Negli ultimi tempi i problemi legati alla dipendenza sono sempre in continuo aumento. Si stanno diffondendo di pari passo con la tecnologia. Ad esempio l’Addiction da internet negli ultimi anni annovera un numero sempre maggiore di persone. Dobbiamo distinguere nella dipendenza da internet tre momenti. Il primo è la fascinazione. In questa fase il soggetto viene assorbito completamente dal mondo virtuale che la “Rete” comporta. La seconda fase viene definita di disillusione, dove l’individuo vive internet con distacco e non lo vive più come una novità. La terza fase viene definita di equilibrio dove internet diventa uno strumento molto utile ed il suo uso non solo è corretto ma anche responsabile. La dipendenza da internet diviene patologia se ci si fissa sulla fase della fascinazione.
Nel mondo relazionale esistono due dipendenze molto importanti : quella da sesso e quella affettiva. La prima è una addiction ove il soggetto ha con la sessualità un rapporto malato. Usa il sesso per : alleviare stress, fuggire da relazioni intime perché incapace di gestirli e da sentimenti negativi. Ad essa si associa: ansia, depressione e fobia sociale.
La dipendenza affettiva è invece una addiction che riguarda la dipendenza che un individuo sviluppa per una persona o un’idea ( associazioni di vario genere, squadre di calcio, gruppi di persone con ideologie ben definite,…) . Ci si sottomette totalmente, per avere così un’identità che non è stato possibile costruire in precedenza. Si ama e si venera senza riserve allontanando così da se stessi di vivere la possibilità di essere rifiutati.
La dipendenza si sviluppa in tre fasi. La prima è quella euforica e la sensazione di benessere che ne deriva. La seconda fase è quella della dose, ove il soggetto ha sempre più bisogno di questo “amore”. La terza è quella della perdita dell’Io dove la propria capacità critica si perde ed anche il giudizio verso l’altro.


QUAL E' LA TUA DIPENDENZA?
La dipendenza è un fenomeno che investe la persona nella sua interezza. Si può avere dipendenza a livello di comportamento, nella ricerca di sostanze o nel ripetere uno specifico modo di agire. La dipendenza investe la vita della persona nella famiglia, amici e nel lavoro. Spesso si cela dietro quello che di sovente liquidiamo con una parola : vizio. In realtà la dipendenza è uno stato mentale che a volte sfocia in una vera e propria patologia. Oggi si assiste ad un aumento ed a una variegata tipologia di comportamenti, a seconda della gravità, della pericolosità ed i come essa peggiora la qualità della vita, legata alla dipendenza. Si può sviluppare una dipendenza da: alcool, sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo, internet, cellulare, sesso,… non solo ma c’è anche la dipendenza: da tifo, da moto, da serie televisive e da reality, da dipendenza da idoli, da lavoro; anche dipendenza affettiva, da shopping, da collezioni (in tal caso si va dai francobolli, alle carta che rivestono le arance). In questo preciso momento un italiano si consuma gli occhi davanti alla TV e nel contempo invia un SMS. Proprio per questa impennata decisa delle varie forme di dipendenza negli ultimi anni, la lingua anglosassone distingue la dipendenza da sostanze stupefacenti e/o chimiche con il termine Dependence, dalla dipendenza da comportamenti socialmente accettabili con il termine Addiction. La dipendenza può essere associata anche altri comportamenti come quelli legati al controllo degli impulsi. In ambedue i comportamenti la persona vive: l’incapacità di resistere agli impulsi, la tentazione ed il desiderio di compiere l’atto; la crescente tensione prima di compiere l’azione, il senso di sollievo e il piacere nel momento che si compie l’atto e azioni senza pensare ai loro effetti sulla vita. Quando si richiede aiuto per imparare a superare la propria dipendenza occorre prendere prima consapevolezza della dipendenza stessa e cominciare a lavorare sulla inevitabile senso di colpa.

 

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